Trasferimento dall’Elba al Giglio, una gran bella cavalcata
Sabato 18 aprile

Alle parole di Raphael il racconto della navigazione.
"Sabato 18 aprile ci siamo regalati un trasferimento di quelli che restano impressi, 50 miglia nautiche in 7 ore! Equipaggio: Silvia Sicouri, Marcela Mingozzi e Raphael Sicouri.

Sveglia presto, partenza da Genova in auto e rotta su Piombino. Traghetto per Portoferraio, arrivo all’Elba e, dopo i soliti indispensabili riti pre-partenza (gasolio, acqua e ultime sistemazioni), alle 13:00 molliamo gli ormeggi.
Appena fuori dal porto ci aspetta Marcello, appostato con il drone per delle immagini aeree… ci sentiamo quasi dei veri professionisti ;)
La giornata è meravigliosa: sole raggiante, aria limpida e maestrale previsto in rinforzo. Si parte tranquilli con 5 nodi di vento, perfetti per finire qualche lavoretto rimasto in sospeso: borose, punto di mura, bugna della randa…
Poi il vento entra, spegniamo il motore e il Serena inizia a filare silenzioso sotto Spinnaker per una bella galoppata verso il Giglio. “Champagne Sailing”!
Piccolo momento di adrenalina dopo una strambata, con onda e vento in aumento, ci regaliamo una straorzata, che riporta il giusto grado di tensione a bordo. Forse c’entra anche il recente accorciamento dei timoni fatto in inverno… o forse Silvia voleva solo testare i riflessi dell’equipaggio. Comunque ci rimettiamo in assetto e ripartiamo con punte di 10 nodi.
Secondo momento frizzante all’altezza delle Formiche di Grosseto. Lo spinnaker resta gonfio solo con la prua puntata precisa sulle isolette: se poggiamo troppo rischiamo la strambata, se orziamo troppo siamo “tirati”. Silvia propone saggiamente di ammainare invece scegliamo la via romantica: tenere duro ancora un po’ per sfilare sopravento al faro belli tesi, veloci ma soddisfatti. Poi, quindici minuti prima del tramonto, ammainiamo sottocosta al Giglio con il sole che cala e la sensazione di aver azzeccato la giornata perfetta.
Entriamo in porto sapendo che gli ormeggi sono tutti occupati da una regata. Le possibilità erano ormeggio creativo/abusivo dentro la diga. Oppure dormire in rada a Cala di Castella. Gli ormeggiatori ci permettono di lasciare la barca in “divieto di sosta” per la notte e vista la Cambusa minimalista, ci trattiamo bene con spaghetti al granchio e dentice nel ristorantino del porto.

Domenica mattina, purtroppo, niente replica: primo traghetto e fuga verso casa perché il mare è meraviglioso, ma i bambini ti aspettano…"



