Sesta tappa - Il tour delle isole Pantelleria 1
14 - 19 settembre

Il racconto di Alessio continua...
"Il lunedì mattina il sole splende. Una brezza marina costante rende piacevole la temperatura anche sottocoperta, dove è allestito il nostro piccolo ambulatorio.
Accendo l’ecografo e chiamo il primo paziente.
Da quel momento, fino all’ultimo esame del venerdì, sarà un susseguirsi di incontri, racconti e soprattutto tanta, tantissima riconoscenza.
Ogni persona che sale a bordo porta con sé qualcosa. C’è chi si mostra sorpreso che un’iniziativa del genere possa arrivare fin lì, chi vuole raccontare la propria storia, chi semplicemente non smette di ringraziare.
Tutti, senza eccezione, si dimostrano gentili, accoglienti e di una generosità disarmante.
Nel giro di pochi giorni la barca si riempie di prodotti tipici: capperi, vino e altre prelibatezze locali. Un sogno, insomma! A un certo punto ho quasi l'impressione di dover trovare più spazio per i regali che per l'attrezzatura medica.
Ma al di là di questi piccoli e graditissimi gesti, quello che mi colpisce davvero è la gratitudine delle persone.
Attraverso le loro parole e i loro racconti percepisco chiaramente quanto possa essere complicato, per chi vive su un’isola, accedere anche a un esame come l’ecocardiogramma. Un esame che sulla terraferma siamo abituati a considerare relativamente semplice da ottenere, anche se sappiamo bene che non è sempre così.
Qui, invece, può significare organizzare un viaggio, affrontare spese, incastrare traghetti, appuntamenti e impegni quotidiani.
Ed è proprio in quei momenti, davanti a un paziente che ti ringrazia sinceramente per qualcosa che per te fa parte della normale routine lavorativa, che comprendi fino in fondo il valore di questo progetto.
Devo però confessare una cosa.
Per quanto sia felice di lavorare e di incontrare tutte queste persone, ogni giorno aspetto anche con una certa impazienza di terminare gli esami prenotati. Il motivo? Semplice: non vedo l’ora di partire alla scoperta dell’isola!
E Pantelleria, puntualmente, non delude mai le mie aspettative.
Ogni angolo sembra regalare qualcosa di nuovo, ogni scorcio merita una sosta.
È impossibile non lasciarsi conquistare dalla sua bellezza.
Così, tra ecocardiogrammi, incontri, capperi, mare e qualche avventura, la settimana vola letteralmente.
E mi è successa una cosa che, a pensarci bene, ha dell'incredibile: per la prima volta ho provato un autentico dispiacere all'idea di smettere di lavorare.
Una sensazione decisamente insolita, lo ammetto!
Con la domenica arriva il momento di passare le consegne alla collega che prende il mio posto. Lo faccio con piacere, naturalmente, ma anche con una buona dose di invidia: lei ha davanti a sé un'intera settimana di quell'esperienza che per me sta già finendo.
Poi l'aeroporto, l'imbarco e il decollo.
Guardando Pantelleria allontanarsi attraverso il finestrino dell'aereo, ho un'ultima, inequivocabile conferma: ho appena trascorso una settimana di lavoro in un piccolo paradiso.
E forse è proprio questo il bello di esperienze come questa: partire pensando di andare a offrire qualcosa agli altri e tornare a casa con la sensazione di aver ricevuto molto più di quanto si sia dato.



